Antipasti

30 GIORNI
Mensile di Attualità, Politica e Cultura

Diretto da Leo Casucci

 

   Il vino tiene nella gastronomia il posto che tiene l’amore nella gamma dei sentimenti. – il vino è la parte spirituale del pranzo. –ho citato quanto dicevano Daudet e Brillat-Savarin per iniziare il consueto discorso sull’argomento. Questa volta proveremo a fare con l’antipasto e del buon vino , un matrimonio felice..  

   Prendiamo il classico "affettato e crostini", per far si che il vino armonizzi con l’insieme senza creare squilibri, lungi l’idea di servire vini bianchi, è doveroso volgere lo sguardo verso dei rossi leggeri, magari anche frizzanti, oppure rosati, (quelli pugliesi sono ottimi), meglio un buon chianti, giovane ma corposo, che con i nostri crostini forma un’accoppiata vincente. La regola vorrebbe con l’antipasto in generale vini bianchi, salvo alcune eccezioni.  Il classico "affettato e crostini" fa eccezione….

   Se poi prendiamo la Bresaola della Valtellina, allora è di rigore il Sassella.
  Per tartine, gelatine, patés, verdure ripiene, il dominio è riservato ai bianchi, basta saper scegliere, da nord a sud, dal Pinot, al bianco vergine di valdichiana, al Salaparuta….

   C’è tutt’oggi ancora qualcuno convinto che cambiare vino durante i pasti può far male. Ebbene, colui che la pensa così si ricreda. Il vino a tavola si cambia con la giusta successione, con regole codificate nel tempo e, credetemi, armonizzare i vini alle vivande è un’arte riservata a non molti e credo proprio che non ci sia l’inflazione di competenti in materia.

   Il vino non va solo bevuto e basta, va capito, degustato con la dovuta attenzione e meditato come un capolavoro, come un quadro o una scultura di elevato valore artistico, perché il vino è un capolavoro e merita il posto giusto e la giusta ammirazione incodizionata.

Carlo Tanzini (1982-1985)

(ediz. Librex)

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